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LoL: Mercedes Benz, sponsor del campionato in Cina al centro della polemica

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Mercedes-Benz, almeno per qualche settimana, è stato il principale sponsor della League of Legends Pro League per il territorio cinese. Tuttavia, la casa automobilistica tedesca è recentemente incappata in un incidente diplomatico proprio in Cina.

Il motivo? La pubblicazione di un'immagine su Instagram contenente una citazione del Dalai Lama. Ora, gli organizzatori del campionato cinese di LoL sembra abbiano rimosso logo Mercedes-Benz dal sito web e dallo streaming della Lega.

La pubblicazione dell'immagine dell'auto assieme alla citazione del Dalai Lama ha scatenato accese polemiche in Cina e il motivo è presto detto. Dal 1959, quando è fuggito dal Tibet per rifugiarsi in India, il Dalai Lama è considerato un fuggitivo dalle autorità cinesi. Come leader spirituale e politico dei tibetani, auspica per l'indipendenza della regione “annessa” proprio dalla Cina nel 1950. Anche se il movimento indipendentista tibetano attira molto il sostegno di artisti e celebrità soprattutto occidentali, nessun paese al mondo riconosce ufficialmente il Tibet come uno stato sovrano.

Gli utenti cinesi hanno notato il post di Mercedes-Benz e hanno immediatamente iniziato a criticare e boicottare il marchio. La casa madre di Mercedes-Benz, ha immediatamente cancellato la foto dal profilo pubblicando le scuse su Weibo (l'equivalente di Twitter in Cina), professando comprensione per la cultura e i valori cinesi, “per garantire che questo tipo di problema non si ripeta", si legge nella dichiarazione.

In ogni caso, sembra che LPL abbia agito prontamente rimuovendo il logo di Mercedes-Benz sia dalla prima pagina del suo sito web sia dallo studio Shanghai Electric Industrial Park di Shanghai, dove si è svolto lo Spring Split.

Non è la prima volta che un marchio occidentale si mette nei guai in Cina non prestando attenzione a temi delicati come questo. Proprio il mese scorso, grosse compagnie come la Delta Airlines e Zara hanno dovuto presentare le loro scuse dopo essere state riprese dalle autorità per aver elencato Taiwan e il Tibet, due territori su cui la Cina rivendica la sovranità, come paesi indipendenti nelle loro pagine web. Qualche settimana prima, la catena Marriott ha visto oscurato il sito web in Cina, perché aveva incluso Tibet, Taiwan, Hong Kong e Macao nell'elenco dei Paesi in cui è possibile trovare i loro alberghi citandoli, dunque, come Paesi “indipendenti”.

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