PlayStation e discriminazioni di genere: la causa è stata respinta dal giudice

PlayStation e discriminazioni di genere: la causa è stata respinta dal giudice
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Arriva una svolta, seppur ancora non definitiva, per la causa per discriminazioni di genere contro Sony, iniziata nel corso del 2021. Per il momento, infatti, il giudice federale Laurel Beeler degli Stati Uniti ha respinto la causa spiegando le ragioni dietro tale decisione.

Per il giudice Beeler mancano delle prove concrete legate alle situazioni avvenute all'interno degli uffici Sony: "La maggior parte delle accuse non sono sostenute da adeguate prove", si legge nei testi dei documenti riportati dal portale GamesIndustry. In ogni caso, la Corte ha dato alla parte accusatrice la possibilità di ripresentare la causa legale entro i prossimi 28 giorni con il supporto di prove più chiare, dunque non è da escludere che la vicenda possa tornare al centro delle attenzioni giudiziarie in futuro.

Va comunque segnalato che tre dei 13 capi d'accusa mossi dalle ex-dipendenti Sony nei confronti dell'azienda sono stati accettati: si tratta di licenziamento senza giusta causa, itorsione nei confronti di una segnalazione di comportamenti illeciti e, infine, ritorsione secondo la legge "Fair Employment and Housing Act" della California. La Corte federale interpellata non ha tuttavia giurisdizione in questi casi, motivo per cui l'intera causa è stata respinta.

In precedenza Sony aveva commentato le accuse di discriminazione di genere, affermando di prendere seriamente il contenuto delle dichiarazioni presentate dall'accusa. Resta da vedere se il caso verrà riaperto o meno.

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