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R6, dopo il ban di sei mesi parla Doki, dei Na'Vi: "che sia una lezione per voi"

R6, dopo il ban di sei mesi parla Doki, dei Na'Vi: 'che sia una lezione per voi'
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Ha destato scalpore tra la community di Rainbow Six Siege il ban (per motivi di “tossicità”) in diretta Twitch dello scozzese Jack "Doki" Robertson.

Tra l'altro, un giocatore non di poco conto, visto che milita nei Natus Vincere, formazione europea attualmente in lizza per un posto alle finali nipponiche di novembre, grazie allo sgambetto fatto a G2 ed Empire.

ESL, in seguito, a spiegato la situazione confermando i sei mesi di ban dalle competizioni. ESL ha dichiarato: "A seguito del ban di Doki in Rainbow Six Siege per episodi di grave tossicità, ESL sta rispettando la punizione comminata dal publisher confermando al giocatore un ban di 6 mesi per la Rainbow Six Pro League, la Challenger League e le qualificazioni online, il Six Invitational 2020 e le sue qualificazioni online, nonché l'ESL Rainbow Six Premiership e tutti gli altri tornei Rainbow Six gestiti da ESL. La misura entra in vigore immediatamente".

Doki ha risposto al ban con una serie di cinguettii in cui ha cercato di spiegare in maniera onesta e lucida l'accaduto ai fan, ricordando loro che la sua punizione deve servire da lezione a tutti. Il tenore dei post era più o meno questo: "Sono arrabbiato, certo, ma rispetto la loro decisione. Sono sempre stato un grande sostenitore del fatto che le azioni abbiano conseguenze e non faccio eccezione”. “A tutti gli altri giocatori, che la mia punizione sia una lezione per voi. Presumo che ci siano stati momenti in cui avete perso il controllo e detto cose orribili in chat. Le vostre parole contano quindi fate attenzione a ciò che dite; che voi siate influenti nella community o meno”.

"Sono responsabile per casi passati. Le persone che mi conoscono o seguono il mio stream sapranno che non sono una persona cattiva nel cuore. A volte sono emotivo, ma non c'è mai alcun intento cattivo dietro le mie parole”. “In un batter d'occhio le mie azioni mi sono costate anni di duro lavoro. È devastante. Grazie a tutti ancora una volta, e scusate. Vi ho delusi e sono deluso”.

Insomma, il pugno duro di Ubisoft nei confronti della tossicità in game non risparmia nessuno e, prima o poi, arriva a colpire.

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