Six Days in Fallujah: l'FPS 'non servirà a reclutare soldati', assicura il publisher

Six Days in Fallujah: l'FPS 'non servirà a reclutare soldati', assicura il publisher
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Dopo dieci anni di oblio mediatico, l'annuncio del ritorno di Six Days in Falluja ha sollevato un vero e proprio polverone nella community in funzione delle tematiche affrontate da questo sparatutto che, lo ricordiamo, puntava a ricreare "con estremo realismo" la guerra in Iraq.

Consapevoli delle criticità e dei dubbi condivisi dai giocatori alla "nuova" presentazione di Six Days in Fallujah, i rappresentanti del publisher Victura hanno deciso di fornire un chiarimento sulle loro effettive intenzioni di legare o meno lo sparatutto a una qualche operazione di reclutamento orchestrata con l'Esercito USA o altre compagini militari.

In una specifica sezione delle Domande Frequenti poste dai giocatori, gli editori di Six Days in Fallujah precisano infatti che "il Governo degli Stati Uniti non ha alcun coinvolgimento nella realizzazione del gioco, né ci sono piani per utilizzarlo come strumento di reclutamento. I marines americani, i soldati e i civili iracheni che ci hanno aiutati nello sviluppo di questo gioco hanno partecipato ad esso come privati cittadini. Il nostro gioco viene finanziato in modo indipendente".

Nel ribadire il concetto, e rimarcare la categorica estraneità di Six Days in Fallujah a qualsivoglia operazione di reclutamento portata avanti dal Governo degli Stati Uniti e dalle sue autorità militari, Victura specifica che "una parte dei proventi di questo gioco sarà donata alle organizzazioni che sostengono i membri dei servizi della Coalizione che sono stati maggiormente colpiti dalla guerra al terrorismo. Ci concentreremo su coloro che non sono stati ancora raggiunti dalle forme tradizionali di soccorso e supporto ai reduci e alle vittime civili e militari".

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