Sony nuovamente accusata: si parla ancora di sessismo e discriminazione di genere

Sony nuovamente accusata: si parla ancora di sessismo e discriminazione di genere
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Nonostante la prima sia stata respinta dal giudice per mancanza di adeguate prove, una nuova causa è stata intentata da Emma Majo ai danni di Sony. Ancora una volta i capi d'accusa sono da ricollegare a presunti sessismo e discriminazione di genere all'interno della compagnia nipponica.

L'ex dipendente di PlayStation ha citato in giudizio Sony per la seconda volta per ciò che la causa descrive come "molestie e discriminazione di genere" dopo che un'azione legale simile è stata respinta ad aprile. Nei cinque anni in cui Emma Majo ha lavorato per PlayStation come analista aziendale dei sistemi finanziari - spiega la nuova class action presentata il 20 maggio - ha incontrato un ambiente di "sessismo sistemico" presso l'azienda, da cui conseguiva una retribuzione inferiore per le dipendenti rispetto ai colleghi uomini che ricoprono gli stessi ruoli e la negazione delle promozioni per le donne.

Majo afferma anche di essere stata licenziata per aver parlato apertamente di questi problemi. "Sony tollera e coltiva un ambiente di lavoro che discrimina le dipendenti di sesso femminile, comprese le dipendenti donne e coloro che si identificano come donne", si legge nella causa, che aggiunge in seguito: "A causa del modello e della pratica sistematica di Sony di discriminazione di genere, la querelante e i membri della class action proposta hanno subito danni tra cui il mancato risarcimento, lo stipendio arretrato, i benefici occupazionali e lo stress emotivo".

Dopo che Majo ha citato in giudizio per la prima volta la Sony per il trattamento riservato alle dipendenti PlayStation, altre otto donne si sono fatte avanti a sostegno delle accuse, che sono state tutte aggiunte alla causa originale e sono riemerse nel deposito del 20 maggio.

"In [Sony Online Entertainment], ho ricevuto un'e-mail da un ingegnere che mi diceva che non dovevo più indossare una gonna per lavorare perché lo distraeva", ha detto per esempio Marie Harrington, una veterana di Sony che ha lasciato l'azienda nel 2019. "Gli uomini classificavano le loro colleghe in base ai livelli di bellezza. C'erano liste di distribuzione di posta elettronica per barzellette sporche e immagini di donne. 4chan è stato utilizzato durante le giornate lavorative per condividere ulteriormente immagini offensive di donne".

Staremo a vedere se la determinazione di Emma Majo porterà questa volta ad un esito differente rispetto alla prima causa intentata dall'ex dipendente di Sony.

FONTE: kotaku
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