Street Fighter e la diatriba del marchio: Capcom deve pagare Bandai Namco?

Street Fighter e la diatriba del marchio: Capcom deve pagare Bandai Namco?
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Noto anche come "Kihaji Okamoto", Yoshiki Okamoto è un celebre game designer e producer giapponese che ha dedicato la propria carriera all'universo dei titoli Konami e Capcom.

Tra le produzioni che portano la sua firma troviamo ad esempio Gyruss and Time Pilot, 1942, Gun.Smoke, Final Fight e Street Fighter II. E proprio a quest'ultimo si ricollega ora un'insolita voce di corridoio, originatasi proprio in seguito ad alcune considerazioni condivise da Yoshiki Okamoto dalle pagine del proprio Canale YouTube. Nel discutere del passato della celebre serie di picchiaduro Capcom, il producer ha rievocato la decisione di proporre Street Fighter II anche su PC.

Per l'occasione venne deciso di ribattezzare il porting con il nome di Fighting Street. Una scelta che, secondo quanto raccontato da Okamoto, fu determinata da una questione legata al marchio di Street Fight. Quest'ultimo era infatti all'epoca detenuto da Bandai Namco, con Capcom che versava al colosso videoludico una somma per poterlo utilizzare. Per ridurre i costi della versione PC del picchiaduro, fu di conseguenza deciso di modificarne il titolo.

Secondo Okamoto, tale accordo coinvolse sia Street Fighter II sia Street Fighter III, con il producer che non ha escluso che ancora oggi vi siano vincoli per Capcom in tal senso. Una circostanza, tuttavia, che al momento non risulta certa o confermata.

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