The Order: 1886 ve lo ricordate? Aveva una grafica assurda!

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The Order: 1886 è stato un gioco controverso, limitato e incapace di mettere a pieno frutto tutto il suo evidente potenziale, eppure si è dimostrato anche un titolo che ha in qualche misura lasciato una traccia indelebile di sé. Un ricordo che spinge ancora oggi molti a sperare in un seguito che quasi certamente non vedremo mai...

Pubblicato a febbraio 2015 in esclusiva per PlayStation 4, The Order: 1886 è uno sparatutto in terza persona sul modello di Gears of War sviluppato da Ready at Dawn, studio californiano noto soprattutto per i capitoli PSP di Daxter e God of War. Il gioco, ambientato in una spettacolare versione alternativa della Londra vittoriana a base di prodigiose tecnologie steampunk in cui convivono scienza e leggenda, segue le vicende di Sir Galahad, cavaliere membro del cosiddetto Ordine.

Una società segreta che deriva direttamente dalla Tavola Rotonda di Re Artù, impegnata da secoli in una serratissima lotta contro le forze del male rappresentate da mostri mezzosangue che spaziano dai licantropi ad addirittura i vampiri. Un conflitto lontano dagli occhi delle persone comuni, eppure non per questo meno feroce o decisivo per le sorti dell'umanità.

Tra armi suggestive a base di scariche elettriche, colossali dirigibili a solcare i grigi cieli della capitale inglese e un'evidente enfasi su una narrazione di stampo cinematografico fatta di colpi di scena e sontuose fasi d'azione, a The Order: 1886 non mancava di certo un fascino speciale. L'italianissimo Andrea Pessino e la sua Ready at Dawn sono stati capaci di mettere in scena un universo credibile e appassionante, di quelli davvero difficili da dimenticare. La vera protagonista del gioco è infatti una Londra oscura, fredda e intrisa di nebbia, selvaggia nella sua rincorsa al progresso ma anche stritolata sin dai bassifondi da una minaccia concretamente invisibile. Degna di nota anche l'inclusione di elementi che spaziano da Jack lo Squartatore al Sacro Graal, passando persino per l'irrinunciabile Nikola Tesla: il tutto riuscendo a dare comunque omogeneità e sorprendente coerenza all'insieme, a testimonianza del non banale lavoro svolto dallo studio.

La realtà è che, di fatto, The Order: 1886 era nato per sancire la consacrazione definitiva del team con sede a Irvine, California, inserendo al tempo stesso nel pantheon delle stelle PlayStation un nuovo grande franchise da affiancare a colossi del calibro di God of War, Gran Turismo, Uncharted e The Last of Us. Forte di valori produttivi di primissimo piano e dell'evidente talento di Pessino e soci, la superlativa resa grafica dell'avventura di Galahad deve stupire solo fino a un certo punto: The Order 1886, inizialmente previsto per l'autunno 2014, puntava a mostrare i muscoli dell'hardware PS4.

Una premessa portata senza alcun dubbio a compimento, vista l'indiscussa maestosità visiva di un videogame per certi versi impressionante ancora oggi, a quasi sette anni dalla pubblicazione. Eppure, al di là di una direzione artistica azzeccatissima e di una realizzazione tecnica sbalorditiva, qualcosa non ha funzionato a dovere. A prescindere dalla poderosa grafica, The Order: 1886 si è in effetti dimostrato una clamorosa occasione sprecata: un'esperienza limitata, lineare, probabilmente troppo guidata e incapace di esprimere il suo pieno potenziale, anche a causa di una discutibile longevità – circa sette/otto ore di campagna, senza nessun tipo di modalità multiplayer.

Con un tutt'altro che lusinghiero – e forse oggettivamente troppo severo – 63 di media Metacritic, la fatica di Ready at Dawn non ha certamente ottenuto i risultati sperati in origine da Sony. Sir Galahad non ha insomma affatto affiancato Kratos e Nathan Drake fra le icone PlayStation, e il franchise è collassato su se stesso ancor prima di spiccare il volo, vittima di ambizioni roboanti e significativi errori di gioventù. Un vero peccato anche considerando il finale della storia, che aveva l'ulteriore difetto di interrompersi all'improvviso, proprio quando le cose sembravano pronte a ingranare cambiando marcia.

A dispetto di un flop piuttosto clamoroso, negli anni successivi alla pubblicazione si è timidamente parlato di un possibile seguito di The Order: 1886, sviluppato a dirla tutta più per volontà del team che non di Sony. Anche perché, al di là dei difetti oggettivi, era impossibile non scorgere il valore di fondo dell'universo creato da Pessino e soci. La voci in merito a un prosieguo del franchise si sono tuttavia inequivocabilmente interrotte a giugno 2020, quando Ready at Dawn è stata acquisita da Oculus VR e dunque da Facebook. L'IP di The Order: 1886 rimane comunque saldamente nelle mani del colosso giapponese, ma è del tutto improbabile che Sony decida di rispolverarla per un sequel che accontenterebbe una schiera di fan appassionati ma anche numericamente molto poco rilevanti. Insomma, difficile pensare a un ritorno sulle scene di Galahad, così come a quello di Nariko, la protagonista di Heavenly Sword – titolo PS3 a marchio Ninja Theory che ebbe una sorte simile.

Ora però vogliamo sentire la vostra: che ricordi avete di The Order: 1886? Vi piacerebbe l'idea di un seguito, e nel caso a quale team lo affidereste? Raccontatecelo nello spazio riservato ai commenti.

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