Videogiochi e Recensioni: 'qualcosa si è rotto'? Il Fossa riflette sulle analisi di WP

Videogiochi e Recensioni: 'qualcosa si è rotto'? Il Fossa riflette sulle analisi di WP
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Il giornalista Mikhail Klimentov del Washington Post pubblica un'interessante disamina sulla critica videoludica, dall'importanza delle modalità in cui viene esercitata agli aspetti legati al rapporto con il pubblico.

L'approfondita analisi di Klimentov parte dall'assunto che, purtroppo, "qualcosa si è rotto nel processo di stesura delle recensioni dei videogiochi. Qual'è lo scopo ultimo di una recensione? Niente di più e niente di meno che offrire al lettore una chiave per rispondere alla domanda se valga o meno la pena giocare a un determinato titolo e se quest'ultimo meriti davvero di ritagliarsi una fetta del proprio tempo limitato su questa Terra".

Il redatore del Washington Post entra poi nel merito delle cause che, secondo lui, stanno rendendo sempre più ampia la distanza tra i lettori e i giudizi espressi dai giornalisti di settore: "Quello delle recensioni è un compito che i giornalisti svolgono in modi diversi, anche se alla fine il tutto può essere riassunto in due scuole di pensiero. Nella prima rientrano i redattori che cercano di dare ai lettori un quadro generale, soppesando le parole con disamine su gameplay, storia e caratteristiche varie come la longevità. Nella seconda abbiamo poi i giornalisti che cercano di illuminare i lettori, dandogli degli strumenti inediti per comprendere un gioco o fornendo loro degli spunti di riflessione ulteriori. Ma entrambi questi approcci sono danneggiati dal modo in cui vengono scritte le recensioni al giorno d'oggi".

Nel suo articolo, Klimentov illustra tutte le criticità dell'attuale sistema deputato alla stesura delle recensioni e i problemi a cui i giornalisti devono far fronte per fornire un'informazione quanto più esaustiva ai propri lettori. I "punti di rottura" segnalati dall'autore del Washington Post sono molteplici, ma si concentrano principalmente sulla gestione degli embarghi. A detta del giornalista del Washington Post, le stringenti tempistiche sugli embarghi che i publisher e le case di sviluppo applicano di sovente per i propri titoli in uscita impattano negativamente sulla qualità degli scritti dei critici di settore.

Per Klimentov, inoltre, la critica videoludica starebbe risentendo di questo problema anche in funzione degli embarghi sulle analisi dei sempre più numerosi videogiochi open world (con l'esempio offerto da Far Cry 6), ossia di prodotti impossibili da sviscerare appieno se non dopo decine di ore di gameplay. L'altro aspetto da tenere in considerazione, per la firma del WP, è poi quello legato alle limitazioni che alcuni embarghi impongono su aspetti "sensibili" delle proprie opere per evitare spoiler, come le sequenze finali o gli eventi più importanti della trama: sono però questi fattori a determinare il successo di esperienze interattive fortemente incentrate sulla narrazione, da qui l'incomprensione che potrebbe venirsi a creare in chi legge approfondimenti che non forniscono chiarimenti su questi aspetti specifici.

Di questo e di tanti altri aspetti ha discusso Francesco Fossetti nell'ultima trasmissione tenuta sul canale Twitch di Everyeye.it per proseguire il discorso sull'analisi della critica videoludica tra recensioni, opinioni e polemiche.

Qualora foste interessati, in calce alla notizia (oppure a questo indirizzo) potete vedere la registrazione dell'ultimo intervento di Fossa, a patto di essere abbonati al nostro canale Twitch di Everyeye. Chi desidera supportarci può abbonarsi su Twitch al prezzo di 3,99 euro al mese o gratis tramite Amazon Prime. Le replice delle nostre trasmissioni su Twitch non sono più disponibili sul canale YouTube Everyeye on Demand, ma resta comunque online l'archivio dei video fino a settembre 2021.

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