Videogiochi, gli streamer danneggiano il mercato? Il caso Dragon Audit riapre il dibattito

Videogiochi, gli streamer danneggiano il mercato? Il caso Dragon Audit riapre il dibattito
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Con un mercato videoludico in fortissima crescita, il tessuto produttivo del settore è sempre più ampio e variegato, con il medium che offre spazio tanto a grandi produzioni AAA quanto a una variopinta galassia di team di sviluppo indipendenti.

Con gli ultimi anni, il settore ha inoltre conosciuto una significativa crescita del numero di content creator e streamer, con un vero e proprio boom videoludico che ha coinvolto molte piattaforme, da YouTube a Twitch. Un fenomeno che ha portato con sé alcuni interessanti interrogativi, legati all'impatto dello streaming sul mercato videoludico. Ora, la tematica è ritornata protagonista di un dibattito nel settore.

Ad offrire lo spunto è il "caso" Dragon Audit, avventura lineare esordita da poco su PlayStation 4, PC e Nintendo Switch. Con uno stile grafico che rimanda al mondo degli anime giapponesi, il punta&clicca propone toni leggeri. Protagonista di Dragon Audit è infatti un eroe desideroso di salvare una principessa prigioniera di un castello, ma che accidentalmente finirà per salvare una donna in parte umana e in parte drago. Nel presentare il proprio titolo al pubblico, il team indipendente di Archive Entertainment ha chiesto ai content creator di evitare di realizzare streaming del gioco che superino un certo punto della trama. "La logica - si legge - è che se le persone possono semplicemente guardare l'intero gioco su YouTube, allora non avranno alcuna ragione per comprarlo, visto che si tratta di un'avventura lineare".

La richiesta ha avviato un nuovo dibattito sulla tematica del rapporto tra stremer e mercato videoludico: qual è la vostra opinione?

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